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Un allarme troppo alto che ha falsato la risposta? Un giusto livello di allarme che ha permesso di fermare il virus? O addirittura un regalo a Big Pharma, e particolarmente a Sanofi Aventis e Glaxo? A un anno quasi esatto dalla drammatica esplosione della pandemia influenzale partita dal Messico a inizio aprile 2009, l’Organizzazione mondiale della sanità ha insediato una commissione di esperti indipendenti per giudicare la maniera in cui la stessa agenzia delle Nazioni Unite ha gestito l’allarme influenza suina. L’ha annunciata la direttrice dell’Oms, la cinese Margaret Chan, ammettendo una mancanza nella comunicazione del rischio e dell’incertezza. «Vogliamo sapere quello che ha funzionato male e, possibilmente, perché. Vogliamo sapere cosa può essere fatto meglio e, possibilmente, come», ha chiarito aprendo i lavori della commissione di 29 esperti (tra cui neanche un italiano) che dovranno dare la risposta sui sospetti che gravano sull’organizzazione.
Il virus H1N1 ha sicuramente ucciso: secondo i calcoli dell’Oms, a morire sono state 17.770 persone in 230 Paesi. Ma i numeri sono bassi, comparabili ai decessi provocati appunto dai virus di stagione in un Paese come l’Italia. Solo alla fine del 2009, in una nota che già suonava come una scusa non richiesta, l’Oms affermava di non essere in grado di fare un confronto con i dati dei morti per suina rispetto agli altri: i primi erano definiti dai laboratori, i secondi erano numeri generici, che mettono sotto la categoria dei morti per influenza molti dei decessi da complicanze polmonari.
Il punto è che il sistema di sanità pubblica in tutti i Paesi sviluppati e in molti di quelli che non se lo possono permettere ha speso milioni e milioni di euro in vaccini che sono poi rimasti sul gobbo delle strutture sanitarie e dei ministeri. Che si tratti di una faccenda iper-delicata è evidente dalla difficoltà di ottenere risposte dall’interno dell’Oms. È la prima volta che, almeno negli ultimi tre decenni, si ricorre a uno strumento come l’indagine di una commissione esterna.
A sollecitare questo livello di attenzione, non solo le denunce stampa, ma anche e soprattutto la reazione dell’Unione Europea che ha avviato indagini. Di certo, filtra dall’organizzazione un certo imbarazzo sulle possibili leggerezze nella trattativa con le multinazionali del farmaco: trattare almeno sul prezzo, o sulla fornitura gratuita ai Paesi più poveri, forse si sarebbe potuto. Qualcuno ricorda che «in passato, in altre occasioni, siamo riusciti a negoziare. Però è difficile giudicare adesso, con il senno di poi».
Nei fatti, il sistema di allerta rapida scelto dopo l’allarme aviaria è scattato quasi a prescindere dalla pericolosità dell’H1N1. Ma a rispondere alla domanda se qualcuno si è lasciato incantare dai soldi delle multinazionali del farmaco dovrà essere la commissione internazionale.
Simonetta Lombardo
13 aprile 2010
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