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Una marcia della salute attraversa l'Italia PDF Stampa E-mail

l sistema sanitario nazionale, è sotto una morsa stritolatrice di straordinaria potenza: da una parte il taglio alle risorse disponibili portato a compimento dalla Finanziaria di Tremonti che prevede una riduzione della spesa tendenziale - ossia quella realmente necessaria per offrire i servizi sanitari - nei prossimi tre anni di 35 mld di euro e, dall'altra parte, una organizzazione sanitaria già frantumata in 20 sistemi sanitari regionali, troverà nel federalismo fiscale la cementificazione delle disuguaglianze esistenti rispetto alle prestazioni erogate, cancellando definitivamente quel che resta della universalità del diritto alla salute.

Dentro questa morsa, la privatizzazione del sistema sanitario e la sua americanizzazione sono la conseguenza più probabile.

Eppure quella sanità è un modello fallimentare negli Stati Uniti: dopo il cancro e le malattie del cuore, quel modello organiz-zativo e sociale con 250mila morti all'anno è la terza causa di morte. Non a caso Obama vuole cambiarlo e renderlo universale e gratuito.

In questi giorni, il governo Berlusconi è prodigo, attraverso diverse strutture informative, nell'allarmare i cittadini, ammonendoli sulla incontrollabilità dei costi del sistema, che nel giro di pochi anni - se non ci sarà una drastica correzione al ribasso - non sarà più in grado di garantire le prestazioni sanitarie a tutti. La salvezza, secondo il governo, neanche a dirlo, sono le assicurazioni private, che attraverso il sistema integrativo, copriranno quello che non è più coperto dal sistema nazionale.

Questo film l'abbiamo già visto.

Il tema era quello delle pensioni, i soldi erano quelli dei lavoratori. L'esito, nefasto, è che sparita la pensione, sparito il tfr, non è restato più nulla. Va inoltre ricordato, che nessuna assicurazione al mondo, farebbe un contratto con chi già soffre di una qualche patologia e che a priori, verrebbero escluse dalle coperture assicurative tutte quelle condizioni che sono potenzialmente a rischio per via della professione o dell'ambiente in cui si vive.

La pura traduzione di una politica di questo tipo è semplicemente la cancellazione dell'idea universalistica del diritto alla salute, l'assunzione del dogma iperclassista della valorizzazione del "censo" con una sanità privata efficace ed efficiente per i ricchi, e una sanità pubblica stracciona e di bassa qualità per le masse dei lavoratori e dei disperati ai margini della società.

Il sistema sanitario nel nostro Paese, pur essendo tra i migliori europei, soffre di molte cose, principalmente legate allo sfruttamento delle risorse disponibili da una connessione politico-affaristica che divora fondi pubblici non per curare o prevenire, ma per arricchire speculatori e politicanti.

Basta pensare agli scandali che da anni investono i sistemi sanitari regionali e quello nazionale; basta citare appalti per servizi collaterali alle prestazioni mediche, o al sistema di liquidazione, detto Drg, delle prestazioni erogate dalle Asl e dalle Aziende Ospedaliere ed assunte anche a sistema per le cliniche private convenzionate, salite, di recente alla ribalta con la "clinica degli orrori" del Santa Rita di Milano.

A fronte di uno scandalo gigantesco, tra ruberie e sprechi, tutto ciò che sanno dire è: tagliare.

Tagliare i posti letto, senza alcun investimento per i territori in medicina di base, tagliare prestazioni e servizi, mettere ticket. Non è più il momento di attendere, adesso bisogna reagire. Dobbiamo mettere in campo un grande movimento di massa, unitario e plurale, che non solo contrasti questi propositi e la corruzione del sistema, ma che proponga una sanità pubblica capace di allargare l'accesso alle prestazioni, anche quelle oggi non coperte dal sistema sanitario nazionale.

Una sanità universale, uguale e per tutti e tutte. Con la marcia per la salute, che attraverserà tutt'Italia, Rifondazione Comunista inizia a dare un suo contributo.


Marco Nesci

responsabile nazionale Salute

di Rifondazione Comunista