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Riflessione a disposizione di chi crede sulla bontà della gestione privata PDF Stampa E-mail

Note minime per una teoria giuridica dei beni comuni

Prof. Alberto Lucarelli - Ordinario di Diritto Pubblico Università di Napoli Federico II

 

Gli "attacchi" continui allo Stato sociale, il progressivo deterioramento e depauperamento delle risorse comuni, la "privatizzazione" dei beni pubblici (dismissione e gestione privatistica) ed il conseguente indebolimento dei diritti fondamentali ad essi riconducibili, rende sempre più necessaria una riflessione giuridica sui beni comuni o risorse comuni. Finché lo Stato ha gestito i beni pubblici di sua proprietà ed ha avuto un ruolo dominante nella gestione dei servizi pubblici essenziali, non risultava, pur con i limiti di frequenti mala gestio dal carattere clientelare, l'immediata necessità di distinguere i beni comuni dai beni pubblici. Il problema sorge allorquando la gestione passa progressivamente a soggetti privati e alle istituzioni pubbliche rimane unicamente la mera titolarità del bene.

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Partiremo da principi generali, quali la coesione economico-sociale e territoriale, da diritti fondamentali, ovvero dall'universaliz-zazione dei diritti naturali, per passare poi, attraverso decisioni politiche, processi tipici del diritto positivo, alla tutela della persona sia come individuo morale, che sociale.

Tuttavia, si propone questa tesi con la consapevolezza che dal riconoscimento occorre spostarsi alle garanzie, all'oggettività, all'effettiva tutela dei diritti; coscienti del fatto che la tutela effettiva rischia di essere compromessa dal trasferimento di diritti esclusivi sul bene (si pensi alla concessione) o dal riconoscimento di situazioni di fatto, possessorie e gestionali (si pensi alla gestione delle risorse idriche o, in senso più ampio, dei servizi pubblici essenziali, attraverso istituti privatistici quali le holding e le società commerciali). (............)

Si tratta di beni né escludibili, né sottraibili , in quanto, in una logica di coesione economico-sociale, sono orientati al soddisfacimento di diritti fondamentali. Le ricerche empiriche condotte da Ostrom , tese alla costruzione di un modello distante sia da quello statalista di Hardin, che da quello privatistico, fondate sul principio della collaborazione e partecipazione della comunità di riferimento, hanno dimostrato che in molti casi i diretti utilizzatori delle risorse sono autonomamente in grado di elaborare istituzioni di gestione efficiente in grado di garantire la sostenibilità d'uso nel tempo . Questo significa che la partecipazione va governata dalle istituzioni pubbliche, al fine di evitare fenomeni corporativi di lobbismo o di confusionismo sociale .

I principi della sussidiarietà orizzontale e verticale, l'azione di soggetti privati per ilperseguimento di interessi generali ed il ruolo sempre più attivo delle amministrazioni locali non deve indurre ad un disarmo funzionale e di responsabilità da parte dello Stato.

Il rischio è che possano nascere e costituirsi microsistemi di governance dei beni comuni, anche felici ed efficienti, che tuttavia rischiano di mettere in crisi il principio di eguaglianza, attraverso una accelerata frammentazione della tutela dei diritti. Il rischio è che possano porsi in essere, sempre più, politiche centrate su reti plurali di gruppi di interesse che sembrano favorire lo sviluppo di veri e propri ordini intorno ai quali si ri-organizzano le società politiche; politiche di risultato estranee al circuito democratico della legittimazione ed investitura popolare, politiche pubbliche dall'alto contenuto politico che determinano la c.d. disseminazione degli interessi corporati. (..........)

Le istituzioni pubbliche, nei binari tracciati dai principi universali, gestiscono i beni comuni, in quanto tutori di interessi generali, non in quanto proprietari. Le istituzioni pubbliche sono titolari di un potere dispositivo limitato sul bene che, salvo eccezionalit, non li consente di orientarlo al mercato, attraverso gestioni di natura privatistica. Lo sradicamento dall'istituto della proprietà rafforzerebbe, dal punto di vista funzionale, la dimensione pubblicistica nel governo dei beni comuni. (........)

Occorre evitare localismi e regionalismi; occorre evitare la realizzazione di tanti governi dei beni comuni, che contribuirebbero a frammentare ulteriormente la tutela dei diritti fondamentali. Questo sarebbe un errore imperdonabile ed irreparabile, per il quale saremo tutti chiamati a rispondere verso le generazioni future.

 

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